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Le origini dei prodotti italiani famosi nel mondo

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“…ah Italia! Pizza, Pasta e Mandolino” questo è lo stereotipo che da lungo tempo accompagna l’Italia in tutto il mondo e in fondo, senza l’intento di ridurre i molteplici pregi italiani, racconta qualcosa di vero: il nostro amore per il cibo e per l’arte.

La cucina italiana è essa stessa un’arte: la varietà dei prodotti che la nostra terra offre, uniti alla fantasia degli italiani nel metterli insieme creando straordinarie ricette, sono alcune tra le caratteristiche del territorio che hanno contribuito a farci apprezzare nel mondo.

Ma qual è l’origine di questi succulenti prodotti? Scopriamola insieme!

La pizza è, senza dubbio, la regina della cucina italiana. La prima menzione scritta della parola “pizza” è datata 997 d.c. e risale al latino volgare di Gaeta.
Inizialmente si trattava di una focaccia schiacciata fatta con lo strutto, condita con formaggio, basilico e a volte con avanzi di pesce; in seguito l’olio d’oliva sostituì lo strutto e nel 1700, per soddisfare i marinai napoletani, venne aggiunto il condimento più saporito a base di pomodoro e aglio. La classica pizza Margherita è nata nel 1889 dalla ricetta del cuoco Raffaele Esposito, in onore della Regina d’Italia Margherita di Savoia; pomodoro, mozzarella e basilico rappresentano i colori della bandiera italiana.


Gli spaghetti vengono descritti nel 1154 quando il geografo arabo Edrisi, al servizio di Ruggero II di Sicilia, parla di Trabia, un paese vicino a Palermo dove veniva confezionato quello che venne definito: “un cibo di farina in forma di fili”, ovvero i cosiddetti “vermiceddi di tria” che venivano spediti in abbondante quantità per tutta l’area del Mediterraneo sia musulmano che cristiano. Secondo gli storici Alberto Capatti e Massimo Montanari – autori del libro “La cucina italiana” – la pasta secca – probabilmente quella corta adatta ad abbondanti scorte e lunghi viaggi – è presente nei ricettari arabi dal IX secolo e venne successivamente trapiantata in Sicilia durante il loro dominio, per mano siciliana venne poi rimodellata in nuove forme.


La mozzarella di bufala, il nome “mozzarella” deriva dall’operazione di mozzatura compiuta per separare dall’impasto i singoli pezzi durante la lavorazione manuale. Si tratta di un latticino prodotto solo con latte fresco e intero di bufala di razza mediterranea italiana. La sua origine coincide con l’introduzione dei bufali in Italia, una delle ipotesi più accreditate la fa risalire all’epoca Normanna alla fine del X secolo. I primi documenti storici sono apparsi nel XII e testimoniano l’abitudine dei monaci di S. Lorenzo di Capua di offrire ai viandanti e ai pellegrini un pezzo di pane e una “mozza” o un pezzo di formaggio, determinando così l’origine campana.

Il pesto genovese, la sua nascita porta in grembo la lotta per l’egemonia tra le Repubbliche marinare di Genova e Pisa del XIII secolo, quest’ultima fu sconfitta e tra i tesori fu costretta a cedere alla rivale anche i pinoli della vicina Pineta di San Rossore; nel frattempo, le coltivazioni della città ligure si sviluppavano su terrazzamenti dove crescono tutt’oggi rigogliosi ulivi e piante di basilico. Il mix di queste materie prime dà origine al pesto.
La ricetta deriva dal moretum romano, un insieme di erbe, aglio e formaggi che veniva pestato con il mortaio e spalmato sul pane. Nel 1863 Giovanni Battista Ratto pubblica il libro “La cucina genovese” contenente la ricetta ufficiale del pesto: aglio (in alternativa maggiorana e prezzemolo), formaggio olandese, parmigiano e pinoli da pestare in un mortaio con poco burro, il tutto sciolto a bagno nell’olio d’oliva.

I Biscotti di Prato (oggi detti anche Cantucci o Cantuccini), sono biscotti secchi la cui prima ricetta documentata è all’interno di un manoscritto dell’erudito pratese del XVIII secolo Amadio Baldanzi, conservato nell’Archivio di Stato di Prato; in questo documento i biscotti vengono detti alla genovese, probabilmente per l’uso delle mandorle, a quel tempo tipiche di quella zona.
Il nome sembra derivare da “canto” (come parte di un insieme) o da “cantellus”, cioè pezzo o fetta di pane in latino; perché l’impasto viene cotto a forma di filone e successivamente tagliato perpendicolarmente in fette di circa 2 cm per dare forma ai biscotti.

Nel 1858 mentre il Granducato di Toscana si stava preparando alla guerra per l’indipendenza, a Prato Antonio Mattei apriva il suo Biscottificio e metteva appunto la ricetta dei biscotti della tradizione Toscana; che prevede farina di grano tenero, zucchero, uova fresche, mandorle e pinoli. Una prelibatezza la quale fama varcò i confini territoriali, meritandosi numerosi premi a fiere campionarie in Italia e all’estero, tra cui una menzione speciale all’Esposizione universale di Parigi del 1867.

Ancora oggi il Biscottificio di Antonio Mattei continua a sfornare i Biscotti di Prato, fedeli alla ricetta originale e racchiusi nell’iconico sacchetto Blu Mattei, ma l’anima innovatrice che si respira nel laboratorio ha dato vita nel tempo a tre golose varianti con cioccolato, pistacchio e nocciola.

Tutti i prodotti del Biscottificio Antonio Mattei sono acquistabili nei nostri negozi di Prato e Firenze e nel Negozio Online.

Un abbraccio a tutti e al prossimo appuntamento con il gusto nel nostro Blog!

 

 

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