Il premio alla “gentilezza”, ricevuto dal Biscottificio nel 1971

Il premio alla “gentilezza”, ricevuto dal Biscottificio nel 1971

Se un negozio deve essere piacevole e accogliente, un negozio di biscotti e dolci deve esserlo ancora di più. La bottega Mattei in via Ricasoli ha subito diversi rifacimenti nel corso del tempo.
In origine aveva alte scaffalature di legno che arrivavano quasi al soffitto; negli anni ’50 gli stessi scaffali vennero riadattati e dipinti di bianco.

Ingresso del Biscottificio negli anni '50.
Ingresso del Biscottificio negli anni '50.

Alla fine degli anni '60 furono sostituiti da arredi nuovi, venne rifatto il pavimento e gli sporti in legno lasciarono il posto a quelli di metallo.

La bottega in via Ricasoli a Prato, anni '70.
La bottega in via Ricasoli a Prato, anni '70.

Verso la fine degli anni '80 i vari riconoscimenti ricevettero una nuova collocazione all’interno di cornici in stucco. Le due entrate furono ridisegnate per accogliere, oltre alle porte, due vetrine in legno con mensole in vetro, pensate per esporre i prodotti e catturare lo sguardo dei passanti più golosi.
In alto, due ritratti fotografici: quello ottocentesco di Antonio Mattei, fondatore della fabbrica di biscotti più antica della città, e quello del 1960 di Ernesto Pandolfini, nostro nonno, il continuatore della tradizione. (Entrambi sembra stiano lì a controllare…)

Il premio alla “gentilezza”, ricevuto dal Biscottificio nel 1971

Al di là della piacevolezza e dell’armonia dell’arredamento, un negozio è fatto soprattutto dalle persone che ti accolgono al suo interno. Tante persone si sono avvicendate negli anni dietro al bancone della nostra bottega storica di via Ricasoli, ma una commessa in particolare è rimasta nel cuore dei nostri clienti e nel nostro: Maria Muscedra.

Maria, come le tondine (un tipo di mandorle), arrivò dalla Puglia al Biscottificio Mattei nel gennaio 1962, quando non aveva ancora compiuto 18 anni. Il nonno era morto da poco e c’era bisogno di una nuova commessa. Il babbo le fece sistemare la mansarda proprio sopra il biscottificio, dove Maria ha vissuto fino al matrimonio (a 50 anni), prima di trasferirsi con il marito nell’appartamento del piano di sotto. Ma l’amore vero, quello più grande, era per il biscottificio. L’ha sempre messo al primo posto.
Al marito aveva addirittura vietato di venire in bottega e, se solo si affacciava, lo fulminava con lo sguardo! Era chiamata affettuosamente Mariina perché negli anni ’70 lavorava con un’altra Maria nella bottega di via Ricasoli. Dato che avevano lo stesso nome, e vista la statura e la corporatura minuta di lei, questo vezzeggiativo le rimase cucito addosso.

Nella foto di copertina: 

Le due Marie in bottega con lo zio Olimpio Maria Muscedra e Maria Conti.
Il premio alla “gentilezza”, ricevuto dal Biscottificio nel 1971, è merito loro.

Il premio alla “gentilezza”, ricevuto dal Biscottificio nel 1971

Mariina, mora, piccolina, vivace, gentile ma anche semplice e schietta, indipendente, fiera e con un bel caratterino, non era solo una commessa: sapeva fare un po’ di tutto (tranne mettere piede in produzione), ma la sua specialità era legare i sacchetti di biscotti, e lo faceva a una velocità pazzesca e con enorme cura.

Il premio alla “gentilezza”, ricevuto dal Biscottificio nel 1971

È stata lei a insegnarlo a mia sorella Marcella. A dicembre, dopo la chiusura, preparavamo le confezioni regalo per gli ordini da spedire e spesso si tirava tardi, nonostante lei fosse entrata in negozio prima delle 8 del mattino! Le siamo grati per tutto quello che ci ha insegnato e per gli anni di lavoro svolto con dedizione e amore incondizionato. Trattava il nostro negozio come se fosse una componente della famiglia. Maria c’era sempre: la prima ad entrare, l’ultima a uscire. Forse perché il biscottificio, per lei, era un po’ casa. Molto credente – come il babbo – teneva molto all’immagine del Papa nel retrobottega. Si occupava dello smistamento delle cose avanzate o sciupate che venivano donate alla mensa o alle varie parrocchie; per questo conosceva i numeri di telefono di quasi tutti, se non proprio tutti, i preti della città, che chiamava a turno.

Personalmente la ringrazio perché mi ha insegnato a stare al pubblico, a fare i resti, a trattare con gentilezza qualsiasi cliente (anche quando ti si chiude la vena del collo!!). Nonostante fosse già andata in pensione, ha continuato a lavorare al biscottificio e lo ha fatto per quasi 60 anni, fino a quando non ha capito di iniziare a perdere qualche colpo. Solo allora ha deciso di mollare e, con quello, ha lasciato un po’ tutto. È morta pochi anni fa, ma è sempre lì, quando alzo lo sguardo verso quella statuetta alla cortesia.

Letizia Pandolfini

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