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La Storia


Nel 1858 l’Italia era ancora una “mera espressione geografica”, come aveva detto Metternich trenta anni prima; la Toscana era un Granducato retto da Leopoldo II – ancora per poco tempo – e si stava preparando la seconda guerra di Indipendenza contro l’Austria.
In quell’anno a Prato, in Via Ricasoli 22, Antonio Mattei apriva il suo Biscottificio con rivendita, e iniziava a sfornare un biscotto secco alle mandorle, una ricetta messa a punto da lui, che sarebbe diventato il Biscotto tradizionale di Prato, e che fin da subito avrebbe varcato non solo i confini del Granducato, bensì della futura Italia.

Iniziava così la storia di un legame fortissimo, che chi non è pratese difficilmente può capire, tra il Biscottificio e la Città. Da più di un secolo e mezzo non è domenica davvero, o “festa” nelle case dei pratesi, senza i cosiddetti ‘cantuccini’ nel Sacchetto Blu, oppure uno degli altri buoni prodotti sfornati dal Biscottificio, tutti ormai profondamente inseriti nella tradizione gastronomica italiana.
La fama dei prodotti Mattei, infatti, iniziò presto a diffondersi oltre i confini cittadini e regionali: la medaglia di merito nel 1861 all’Esposizione Italiana e la menzione d’onore all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867, ne sono la dimostrazione. Come anche le citazioni, perché i Biscotti di Prato hanno avuto fan illustri: oltre a quella dell’Artusi, che riporta la ricetta della Torta Mantovana nel suo famoso libro di ricette, citano i prodotti di Antonio Mattei anche Malaparte, Ardengo Soffici, Sem Benelli, Hermann Hesse, ed i Presidenti Carlo Azeglio Ciampi e Bill Clinton.

Nel 1904 l’attività passò alle famiglie Pandolfini e Ciampolini, tuttavia fu Ernesto Pandolfini, al suo ritorno dalla Prima Guerra Mondiale, intorno agli anni ’20, a dare una vera svolta e l’impronta attuale al Biscottificio.
Il ‘Nonno’ Ernesto che aveva lavorato fina da ragazzo come garzone al Biscottificio e che continuò sulla stessa linea di alta qualità e creatività del fondatore, ideò e sviluppò nuovi prodotti, come il Filone Candito, i Brutti Buoni, il Biscotto della Salute; che oggi sono dei classici, rigorosamente disciplinati nella ricettazione e nelle cotture quasi quanto il Biscotto di Prato.

Paolo Pandolfini, che prese le redini del Biscottificio alla morte del padre Ernesto negli anni ’60, ebbe il merito di cementare ancora più profondamente il legame della sua fabbrica di biscotti con la città di Prato. Negli anni del boom economico italiano la città diventava uno dei distretti tessili più famosi e studiati al mondo, e gli industriali dell’epoca hanno contribuito non poco alla diffusione dei prodotti del Biscottificio, spedendoli e regalandoli in ogni parte del mondo.
Viceversa si dice … che alcuni grossi ‘affari’ non si sarebbero concretizzati senza un bel vassoio di Biscotti di Prato o di Brutti Buoni… cosa che accade ancora adesso, … si dice.

Ancora oggi il Biscottificio di Antonio Mattei è di proprietà dei figli di Paolo, la quarta generazione: Francesco, Marcella, Elisabetta e Letizia Pandolfini.
Entrati in azienda tutti poco più che ventenni si dividono i diversi ambiti di gestione con la stessa passione e cura della tradizione che hanno ereditato dei loro genitori e nonni.
Come è sempre stato fin dal 1858, la produzione viene ancora fatta nel medesimo laboratorio, nel palazzo duecentesco di famiglia nel centro storico di Prato, con lo stesso amore e rispetto di materie prime di eccezionale qualità e metodi artigianali: oltre ad aver conservato gli stessi metodi di lavorazione, i biscotti nel tradizionale sacchetto blu, ad esempio, sono ancora chiusi e legati a mano uno ad uno.

Dal 2018 poi il Biscottificio ha una nuova ‘casa’ fiorentina. Infatti nella centralissima Via Porta Rossa a Firenze è stato aperto il Museo Bottega di Antonio Mattei; un piccolo punto vendita dove si possono trovare tutte le specialità del Biscottificio, compresi i dolci freschi (I Brutti Buoni, La Torta Mantovana ed il Filone con le Ciliegie Candite, ad esempio), e che è possibile degustare nella sala in cui si racconta la Storia del Biscottificio attraverso strumenti di lavoro ed immagini storiche, accompagnati da un buon Caffè della storica Torrefazione Padovani, oppure un delizioso Tè de La Via del Tè.