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C’era una volta Antonio Mattei… – 2° episodio

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“La dose di questa stiacciata e la ricetta della torta mantovana mi furono favorite da quel brav’uomo, già rammentato che fu Antonio Mattei di Prato; e dico bravo,

perch’egli aveva il genio dell’arte sua ed era uomo onesto e molto industrioso; ma questi mio caro amico, (…), morì l’anno 1885, lasciandomi addoloratissimo.”

 Così Pellegrino Artusi scrive nel suo manuale “La Scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene” del 1891 dell’ormai defunto fondatore del Biscottificio.

 

L’erede Emilio Mattei si occupa della “fabbrica” fino al 1904, anno in cui cede la gestione a Egisto Ciampolini (1862-1933), un commerciante di grano e farina. “Mallevadore” (garante) dell’atto di cessione è l’amico Tommaso Pandolfini, amministratore di un mulino fiorentino.

Accordo firmato da Mattei, Ciampoilini e Pandolfini il 27 aprile 1904

 

Sarà la moglie di Egisto Ciampolini, Italia Piccioli, a occuparsi dell’attività fino agli Anni Venti. A lei è attribuita la ricetta dei Brutti Boni, uno dei prodotti tradizionali ancora sfornati quotidianamente dal nostro Biscottificio.

 

Italia Piccioli (1863-1921)

 

Nella mostra storica allestita al Palazzo Banci Buonamici di Prato dal titolo “La Croce Rossa per i Prigionieri di Guerra pratesi” (fino al 14 giugno scorso) era esposta una lettera del 1916 in cui Egisto Ciampolini si impegna a fornire per tre mesi a un prezzo speciale il pane e la pasta ai feriti di guerra ricoverati negli Ospedali della Croce Rossa di Prato:

lettera di Ciampolini all'Ospedale della Croce Rossa di Prato datata 8 aprile 1916

 

Tommaso Pandolfini, rimasto vedovo, sposa Ione Piccoli, sorella di Italia.

Già dal 1904, all’età di 11 anni, lavora nel forno anche suo figlio Ernesto, nato dal primo matrimonio con Paolina Cantagalli.

Ernesto Pandolfini (il bambino in alto a sinistra) con gli altri lavoranti nel laboratorio della pasta

 

… seguirà il 3° episodio.

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